Correzione di bozze: come si fa?

Correzione di bozze: come si fa?

 

Esattamente come per l’editing, anche la correzione di bozze non è una cosa che si può pretendere di definire in poche righe.
Tuttavia, considerando la differenza tra l’una e l’altra attività, si può forse considerare la correzione della bozza come una questione più “tecnica”.

Si può partire, per esempio, dalla definizione di bozza, vale a dire una copia non ancora definitiva di un testo che, in quanto tale, deve essere sottoposta a un controllo per rimuovere le eventuali imprecisioni: refusi ed errori di battitura per quanto riguarda il contenuto, gli spazi, i margini, le formattazioni per quanto riguarda la forma.
Si tratta di una verifica che va fatta più volte, considerando la possibilità di sbagliare del correttore, perciò solitamente si procede a più “giri di bozza”.

Come nel caso dell’editing, anche qui si avanza per lo più a strati.
In primo luogo è bene sfogliare l’intera bozza per farsene un’idea generale e verificare, a un primo sguardo, se ci sono sviste macroscopiche: accorgersi che manca il capitolo 8 di 10 quando si è in dirittura d’arrivo non è una bella scoperta.
Dopo di che, si passa a una lettura “distesa”, preferibilmente da fare su carta: anche se la condivisione della bozza dovrà avvenire nel formato digitale, è meglio stampare le singole pagine, annotare lì le correzioni e poi riportarle a video in un secondo momento.

La bozza va letta con l’occhio e con la testa. Bisogna cioè soffermarsi sulle singole parole, per evitare di leggere quello che si è convinti di leggere e non ciò che è realmente scritto (occhio). Un po’ di tempo fa girava sui social questo “giochino”:

Sneocdo uno sdtiuo iglnese, non irmptoa cmoe snoo sctrite le plaroe, tutte le letetre posnsoo esesre al pstoo sbgalaito, imnptortane sloo che la prmia e l’umltia letrtea saino al ptoso gtsiuo, il rteso non ctona. Il cerlvelo è comquune semrpe in gdrao di decraifre il pzuzle, pcheré non lgege ongi silngoa ltetrea, ma lgege la palroa nel suo insmiee… vstio?

Il rischio è esattamente questo.
Bisogna però anche soffermarsi sul senso e sul contesto. Per esempio, se ci si imbatte in un’“arca di Mosè”, è verosimile che la forte assonanza con il nome “Noè” non permetta al cervello di registrare la possibile scorrettezza.

È opportuno, inoltre, soffermarsi particolarmente su tutte quelle parole/espressioni suscettibili di uniformazione. Imbattendosi, per esempio, in un termine maiuscolo, si controlla che lo stesso torni effettivamente sempre in maiuscolo e che accada la medesima cosa alle occorrenze a lui imparentate.
Sia che si abbia un normario di riferimento, sia che questo sia assente, la bozza è l’opportunità per verificare il maggior numero possibile di violazioni alle regole redazionali a cui il testo risponde. Per questo sono molto utili i controlli automatici, che permettono di fare, a video, analisi “trasversali” sullo scritto.

Setacciato il contenuto, si passa alla forma. Occorre quindi controllare i titoli e la corrispondenza tra questi nel testo e gli stessi nell’indice; ripassare ciascuna foto e la rispettiva didascalia; assodare la correttezza degli allineamenti del testo; esaminare tutte le progressioni numeriche presenti nella bozza, quindi quella dei capitoli e dei paragrafi, delle note, dei numeri di pagina, e così via.
Ci si sofferma poi sulle brutture grafiche, quali vedove, orfani, salti di riga, slargature, righini, ecc., cercandone una soluzione che, talvolta, può comportare di agire sul contenuto. Per esempio, se una riga è molto corta potrebbe essere conveniente aggiungervi delle parole, naturalmente facendo attenzione al senso e a non snaturarlo!

 

Le correzioni su una bozza si indicano, in teoria, con dei simboli (si trovano facilmente tramite i motori di ricerca, per esempio qui) inseriti nel testo che si ripetono poi, in corrispondenza del punto in cui fare l’intervento, a margine (destro o sinistro, a seconda di quale risulta più vicino), accompagnati dall’indicazione esplicita della correzione da apportare. Penna rigorosamente rossa.
Tuttavia la condivisione dei testi (tra autore e redattore, tra redattore e impaginatore, e così via) avviene ormai per lo più nei formati digitali, nei quali quindi le correzioni vanno riversate.
E meno male, per certi versi, perché è prerogativa del redattore lasciarsi andare dall’ordine maniacale delle prime pagine, vergate quasi con raffinatezza, alla “decomposizione” delle ultime…

 
 
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